Anna Proclemer e Giorgio Albertazzi

Giorgio Albertazzi ed Anna Proclemer sono i due attori italiani più appassionati della loro arte, meglio ancora, i più adatti alla passione.

Nel corso di questi anni di critica accesa, di studi sterili intorno a certe forme di interpretazione, concernenti le scuole e gli stili da seguire, questa coppia di attori ha puntato, senza esitazione, sui sentimenti. Non si tratta nel loro caso, di due temperamenti portati al “patetico”; tutt’altro. Si potrebbe invece dire, al contrario, che una certa crudeltà intellettuale canalizza e raffredda il fiotto della loro passione. Ma una fiducia evidente nella forza dei sentimenti, che esprimono con la loro voce e col loro cuore, sembra essere la caratteristica non solo delle loro interpretazioni, ma di tutta la loro concezione del teatro, della loro maniera di “leggere” i testi.

Così dal 1956, ossia dalla formazione della loro Compagnia, con un repertorio eterogeneo ma sempre di buona lega, questa qualità della loro natura più profonda si è sempre distinta agli occhi del pubblico ed ha valso loro una ampia popolarità.

Naturalmente, sotto questo lirismo che sembra dare un carattere uniforme ad alcune loro interpretazioni e che è probabilmente il lato più accessibile alla maggior parte del loro pubblico, ci sono due sensibilità, due concezioni moderne del lavoro dell’attore.

Abbiamo così una fusione riuscitissima tra la maniera chiara e decontratta della grande tradizione italiana (rappresentata da una costellazione di “Mostri Sacri” che non sarebbero più convincenti, oggigiorno) e lo stile secco, asciutto, nervoso e scintillante del teatro contemporaneo.

Ciò da a questi due attori una personalità insieme caratteristica ed ambigua, che si stempera in un neo romanticismo contaminato dalle angosce, le nevrosi, le complicazioni e le deformazioni proprie del nostro tempo.